Consultazione pubblica

Alla fine del mese di Settembre, il ministro Luigi Nicolais, successore di Lucio Stanca, in preparazione del Forum sulla Governance di Internet, ha avviato una consultazione pubblica.
Istituito un comitato (presieduto da Stefano Rodotà), sono stati redatti 4 documenti (”liberta’ di espressione”, “sicurezza”, “rispetto delle diversita’”, “accesso per tutti”) ed stato chiesto ai cittadini di inviare dei contributi.
La consultazione è aperta fino al 22 Ottobre. Per stimolarvi a inviare il vostro contributo, vi allego il mio.

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Egregi membri del comitato,

condivido i pensieri espressi nel documento “Openness” a proposito dei vantaggi economici dell’adozione del software libero, ma ritengo che essi non si fermino affatto al solo costo delle licenze. La sua adozione da parte della pubblica amministrazione ha consueguenze più estese, riguardanti l’economia e la qualità del servizio infine offerto.
Cercherò di delineare queste conseguenze.
Non volendo parlare specificatamente dell’Italia, nel riferirmi ad entità nazionali intenderò entità italiane ed europee (nel nostro caso) e generiche entità nazionali (in tutti gli altri casi).

La prima conseguenza parte dal presupposto che la modificabilità ed adattabilità del software libero rispetto al software proprietario aumenterebbe il numero di player sul mercato: gran parte di questi player avrebbe natura nazionale, dipendentemente dall’entità del progetto commissionato.
Pertanto il flusso di denaro necessario alla realizzazione/installazione/manutenzione del software assumerebbe la forma di un cerchio, dove il punto di partenza e di fine sarebbero entrambi le casse della nazione committente.
L’entità nazionale commissionata, infatti, verrebbe pagata dalla pubblica amministrazione nazionale. Tale azienda pagherebbe i propri dipendenti i quali, tramite le tasse, porterebbero il denaro nuovamente nelle casse dello stato.
Ciò delinea uno scenario in cui la nazione committente non solo sta risparmiando sul costo delle licenze ma sta effettivamente distribuendo ricchezza ai propri cittadini, finanziando il proprio stesso bilancio.
Al contrario, l’uso di software proprietario, per la situazione attuale del mercato, costringe la nazione committente ad impiegare grosse somme di denaro di cui solo una minima parte rimane all’interno dei confini nazionali: un costo superiore ed un ritorno minimo in termini di tasse.
Questo tema è stato meglio sviluppato [1] dal Prof. Angelo Raffaele Meo, del Politecnico di Torino.

La seconda conseguenza riguarda la qualità del software, in tutte quelle situazioni in cui non è prevista solo una fornitura di prodotti finiti ma anche una vera e propria implementazione.
La vicinanza geografica con l’entità nazionale, commissionata di tale implementazione, permetterebbe alla nazione committente di seguire molto più da vicino lo sviluppo del software richiesto (sia esso un componente originale o un’adattamento di una funzionalità esistente), guadagnando un maggior controllo sul suo sviluppo e maggiori possibilità di modifiche in corso d’opera. Se a questo uniamo la già citata opportunità di modifica del software libero, le probabilità che ciò accada sono positivamente numerose, a tutto vantaggio della qualità del prodotto finale.

I miei più sinceri auguri di buon lavoro ai membri del comitato.

[1] Dal libro “Revolution OS II”, pag. 47, “Software libero: un’opportunità per il paese”

One Response to “Consultazione pubblica”

  1. Quiet, please / Open source è bello, lo dice l’Ue Says:

    […] E se vi manca una spiegazione di come questo sia possibile, leggetevi il libro a corredo di “Revolution OS 2“, dove, fra gli altri, scrive Angelo Raffaele Meo, prof. del Poli di Torino, che ho ripreso in questo mio vecchio post. […]

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