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ITA: di ritorno dall’ESSAP 2007

Sunday, July 1st, 2007

Ragazzi, l’ESSAP è stato fantastico, semplicemente fantastico!

Ma magari non tutti sapete cosa sia, e allora vediamolo dall’inizio alla fine, con anche un po’ d’introduzione.

Cos’è?
ESSAP significa European Summer School on Agile Programming. E’ un corso di 5 giorni, full time, full load, sponsorizzato dall’Università dell’Insumbria, che introduce a tutti gli elementi necessari allo sviluppo agile. Definire “Agile” non è ancora semplice per me (d’altra parte il corso è appena finito) ma credo che, in poche parole, si possa definire come: comunicazione (tanta e sincera), organizzazione (di tempo, idee e attività), testing (ad ampio raggio), creatività.

E perchè ci sei andato?
Quando la prima email di annuncio dell’ESSAP passò nella lista xp-it, non sapevo quali sarebbero stati i miei programmi per la fine di giugno: così la ignorai. Fortuna volle che allo scadere del tempo massimo per le iscrizioni ci fossero ancora un paio di posti disponibili e colsi la palla al balzo: i soldi (pochissimi) e il tempo meglio investiti degli ultimi anni!

Sì, ma perché ci sei andato?
Perché nell’ambito dei JUG di Milano e Torino, le tecniche agili sono la quotidianità per molti: questo genera un sacco di parole che fino a pochi giorni fa mi sono limitato ad origliare, rimanendo impressionato dall’entusiasmo che mi comunicavano e che vidi per la prima volta al webbit 2003 (grazie Bruno!) (Amir: ti ricordi?). Dovevo saperne di più ma il tempo è tiranno, i libri sono tanti e i clienti pochi. L’ESSAP risolveva questi problemi.

Primo impatto: gli studenti
Le tecniche agili (almeno in Italia) sono ancora abbastanza di nicchia. Io me lo spiego pensando che cambiare è scomodo per molti, ma non per tutti: anzi a qualcuno cambiare piace, cerca di farlo in continuazione, purché ciò significhi migliorare. E’ quindi necessario avere la testa aperta: al cambiamento, alle novità, alla gente. All’ESSAP di gente così ho fatto il pieno! Una ventina di persone erano lì per imparare. Studenti? Non solo! Manager, vecchi (senza offesa) e nuovi programmatori, imprenditori, consulenti. C’era di tutto: tutti lì con un solo obiettivo.

Secondo impatto: la sede
Vi lascio giudicare da soli. Non male per essere “una roba da tecnici”, eh?

L’unità di misura: il pomodoro
Il pomodoro richiederebbe un libro a parte, ma visto che qualcuno l’ha già scritto, sappiate solo che l’abbiamo impostato in 25 minuti di lavoro e 5 minuti di pausa. Ogni 3 pomodori, 1 pomodoro di pausa.

Giorno zero: domenica in pizzeria
Circa metà degli studenti (quelli che venivano da lontano, me compreso) sono arrivati all’hotel (convenzionato con l’università) un giorno prima. Siamo quindi andati tutti insieme in pizzeria (ma quante pizzerie hanno questi fratelli la bufala?) e abbiamo cominciato a chiaccherare (in inglese naturalmente). Gran cosa essere capitato proprio in mezzo a David e Rick. Dopo una mezz’oretta di convenevoli e pizza, ci siamo messi a parlare di libri, di sociale, di software, di aspettative.

Primo giorno: Intro & Executable Documents
La giornata è cominciata con l’introduzione a XP di Matteo Vaccari ed è proseguita con 6 pomodori di David Hussman e Rick Mugridge sugli Executable Documents. A pranzo Matteo ha portato insalata, affettati, pizza e panini. Tutti insieme nel parco a mangiare. E abbiamo cominciato a conoscerci e confrontare i vari domini lavorativi: in particolare ho conosciuto diverse persone che programmano con c# e con il buon vecchio visual basic (caspita: c’è chi ha ancora ha bisogno di applicazioni desktop classiche: mi convinco sempre di più che le RIA abbiano un sacco di spazio per diffondersi).

Secondo giorno: XP Game & Mind Maps at large
Probabilmente il giorno migliore in assoluto: dopo aver passato il lunedì imparando a dividere le richieste del cliente in user stories, abbiamo messo in pratica il tutto con l’XP Game. E’ stato davvero ottimo prendere la teoria appena imparata e metterla in pratica con un gioco di gruppo. Fantastico! Uno scheduling perfetto.
La giornata è proseguita con Federico Gobbo e le wikimaps.

Terzo giorno: TDD and JooB project
Mercoledì è arrivato Carlo Bottiglieri che ha fornito, nei primi 3 pomodori, un’introduzione al Test Driven Development, mentre nei successivi 3 abbiamo visto come applicare il TDD partendo dalle user stories.
Il pomeriggio invece ci siamo buttati sul progetto JooB: Matteo e i ragazzi del Varese XPUG hanno organizzato una storia di base (un sito per la ricerca e l’inserimento di offerte di lavoro). Quindi ci siamo divisi in 3 team, uno del team ha fatto il cliente, abbiamo tirato fuori un po’ di user stories, abbiamo dato loro delle priorità e un livello di difficoltà, le abbiamo condivise con il cliente e abbiamo organizzato 3 iterazioni. Dopo l’XP game, abbiamo messo in pratica le user stories su un caso realistico, su un lavoro di software.

Quarto giorno: Creatività e DDD (e un po’ di rails)
Il mio personale premio per il miglior talk va a Fabrizio Milo, che ci ha tenuti occupati con esempi ed esercizi di creatività, nel software ma non solo. Davvero ottimo!
Nel pomeriggio invece sono comparsi Antonio Terreno e Luca Grulla. Antonio ha quindi parlato di Domain Driver Design e di Behaviour Driven Development, rivelandomi l’aspetto teorico dietro al quale stavano gli esempi del giorno prima di Carlo che in effetti usava il termine “behaviour” per dare un nome alle sue classi di test.
A pranzo invece Matteo ha parlato un po’ più nel tecnico di Rails: l’introduzione del giorno prima in effetti non era andata benissimo, a causa di alcuni problemi tecnici. Con i due pomodori extra (perché fuori programma) di giovedì invece, ho avuto gli elementi di base necessari per cominciare a sviluppare il progetto JooB.

Quinto e ultimo giorno: Retrospettive
La retrospettiva è un’attività che il team svolge alla fine di qualcosa (del progetto, di un’iterazione, dipende dal team) che serve a capire cosa è andato bene e cosa è andato male, al fine di prendere delle decisioni mirate a migliorare i passi successivi (il prossimo progetto, la prossima iterazione, eccetera). Di retrospettive ha parlato Luca Grulla, scrum master. Alla fine del suo talk abbiamo al solito applicato la teoria alla pratica e abbiamo fatto una retrospettiva della settimana di ESSAP giunta alla conclusione.
Il tutto è quindi terminato con una passeggiata su per le montagne.

Xw: eXtreme week
L’ESSAP è stato il miglior investimento che ho fatto negli ultimi tempi, sia in termini di tempo sia di denaro (per la cronaca sono 80 euro e, no, non ho dimenticato uno zero). La quantità di cose imparate e fatte, la qualità e la diversità della gente incontrata, le splendide giornate e il verde spettacolare: mai avevo visto tutte queste cose insieme e così, come dire, intense. In questo senso è stata davvero una settimana eXtrema.

Tra l’altro, ho anche mangiato benissimo (e tantissimo).

Ora si tratta di mettere in pratica. Già so di non poter fare tutto. Il pair programming per esempio viene difficile, lavorando da solo da casa. Inoltre, come da suggerimenti, è importante NON fare tutto e subito: trattandosi di metodologie, si tratta di introdurre un certo dogmatismo nel ciclo di sviluppo, anche se smussato e adeguato al mio ambiente di lavoro.

Certe cose però voglio farle proprio subito, perché ne intravedo i benefici a brevissimo termine.
Il pomodoro, innanzitutto, che comincerò ad impostare come all’ESSAP (25+5). Ma soprattutto le user stories: lavorando da soli e con le piccole aziende è facile che nascano dei “pruriti” che fan sembrare vitali cose di dubbio valore. Comincerò scrivendomele e valutandole da solo, scoprendo il business value con qualche opportuna domanda ma senza parlare di “storie”. Se ne ricaverò dei buoni risultati, porterò il tutto nell’azienda del cliente.

Se va come credo, il prossimo anno all’ESSAP ci mando i colleghi.

Grazie
Grazie a Matteo, a Federico, allo staff (Andrea, Jacopo, Max, Mimmo, Piero), agli speaker e a tutti i miei “compagni di scuola” per la meravigliosa settimana!

It’s over, or it’s just begun

Friday, March 2nd, 2007

Today was my last day in Concept. After 1 year and a half, my very first java experience, I’ve stopped being part of the staff.
I hope I’ve done well, but I’m quite sure I’ve chosen the right way. Not really because I’ve brought (learned and taught) Echo2.
Because I’ve had the opportunity to learn and share a lot of things, things that made the company switch to AJAX and TDD.

After almost 6 years spent in Milan, tomorrow I’ll go back home, Turin, where I have a couple of things to do.

First, a flat. I’ll sleep in my parents’ house for some weeks but I need to get a flat.
Second, a new job. Something that could allow me to start being a one-man-company. I want to keep on working together with Concept, I want to closely follow some open source projects I’m interested in and I need a job for a living. Want, want, need. Uhmm… :/
Third, helping my friends switch to GNU/Linux.
Fourth, getting a life. It’s been quite hard since today. Things have to change.

Wish me luck, something new is going to start here.

Fwd: microeconomie

Sunday, January 28th, 2007

Non conosco Guido Serra di persona: c’è stato un periodo in cui andavo a caccia di opinioni diverse (in effetti lo faccio ancora), per estendere i punti di vista. Come vedevo il blog di qualcuno ci davo una letta. E quello di Guido mi era piaciuto.

Guido sta lasciando (o hai già lasciato?) Milano per tornare a casa sua, da dove era partito. Più o meno quello che sto facendo io, tornando a Torino (che difficilmente considero una metropoli).

Penso quindi di indovinare il motivo della sua domanda, domanda che mi pongo anche io e la cui mancanza di una risposta mi ha sinora trattenuto dal diventare un professionista.

Di recente sono rientrato in contatto con un mio amico, Marco Meinardi, scoprendo la sua neonata azienda, Neagen, ma soprattutto la sua sede, l’Environment Park di Torino.

Al di là della quotidiana esperienza alto atesina (che, soprattutto dopo aver visto lo speech di Maurizio Napolitano all’OpenDay, mi tengo in tasca come possibilità), forse l’Environment Park e l’incubatore di imprese del Poli possono essere una risposta alla sua domanda.

Linuxday a Torino, Openday a Milano

Monday, October 30th, 2006

Weekend dedicato al Linux Day! Finalmente!

Quest’anno, su invito di un amico, sono andato a Torino, e i ragazzi del Gnug meritano davvero un applauso! Per due motivi:

  1. la location: mi ha fatto un po’ strano trovarmi sotto ad una chiesa, ma scoprire che in pratica è un centro conferenze (quei posti splendidi, con lunghe file di sedie, proiettori, impianto audio, reception, eccetera) è stata un’ancor più piacevole sorpresa!
  2. gli speaker: due fantastici Massimo Tonon e Emiliano Grilli (mi spiace non citare gli altri, ma la verità è che ho partecipato solo a metà evento…).

E la natura degli speaker merita una riflessione: non erano dei tecnici, o meglio, non esattamente degli informatici.

Massimo fa l’architetto e usa software libero per i rendering tridimensionali dei suoi progetti. Emiliano (se ho ben capito) ha uno studio di registrazione e usa software libero per mixare (quella lunga attività che precede la creazione di un disco).

Non sono programmatori, non hanno studiato informatica, non sono geek. Eppure eccoli lì, a spiegarmi vantaggi e svantaggi, trucchi e segreti per sfruttare al meglio i software che usano.

Bello. Perchè finalmente vedo non-tecnici parlare a tecnici. Perchè ora ho le prove che non serve essere geni dell’informatica per usare software libero. Basta essere curiosi. Basta averne l’esigenza. Loro sono persone curiose e per abbattere i costi dei software necessari ad operare nel loro campo sono passati al software libero. Si sa, nelle nicchie di mercato le cose costano più care.

Tornato a Milano in tarda notte (almeno per le F.S.) questo pomeriggio sono andato a Cinisello Balsamo, a Villa Girlanda, con lo scopo di seguire lo speech di Maurizio Napolitano sui GIS. Anche qui, location stupenda e sono stato pure omaggiato di una rivista. Non che sia molto importante, per carità, ma caspita: queste cose non le facevano solo le “grandi” aziende, quelle, per intenderci, che ricoprivano di gadget i ragazzini dello SMAU? No, ora le facciamo anche noi. I tempi cambiano.

Due note particolari su Cinisello.

Ieri (a Torino) ho scoperto che gli italiani sono molto attivi nello sviluppo di software dedicato all’audio. Oggi (a Milano) scopro che siamo leader mondiali nello sviluppo di sistemi GIS. Quindi sommo altre presenze importanti in altri progetti e ne deduco che noi italiani spacchiamo il culo ai passeri! Altro che pochi brevetti = poca innovazione come stasera ha detto il TG1.

Ma il TG1 lo perdono. Perchè ieri hanno fatto pubblicità al Linux Day! E ne ho visto gli effetti! Stavo uscendo da Villa Girlanda e una famigliola stava entrando, forse per una passeggiata nello splendido bosco/giardino che la circonda: passo oltre e un metro dopo sento la mamma dire “Ah! Ma c’è il Linux Day! Hanno fatto un servizio ieri…“.

Sì!! Così!!

Assunzione

Tuesday, October 17th, 2006

L’assunzione è il vero costo che nessuno vuole assumersi.

Non sono parole mie. Per quello che ho visto finora, sono vere. E non c’è governo che tenga.

“Mind the gap”, “Mind the gap”…

Thursday, September 14th, 2006

I’ve just read an interesting post from Paul at Rogue Amoeba.

My friend Silent knows that I’ve always wanted (and still want) to start or join a free-software oriented business company. There are plenty of examples out there. So I know it can be done.
My error in evaluating the whole story is that I’ve never thought about the full time gap.

It was really interesting to note that many programmers start with a business company while still working full time for another one. I think here in Italy this could be done only if you already are a professional man, that I’m not.
Uhmm, now I realize I know one of these double full time men…

Anyway that’s an inspiring article, but I’m still not sure about it. I have to find the right fellows.

Does FOSS need amateurs?

Tuesday, January 10th, 2006

I suggest you to have a look at Gianugo’s blog about the value of free software when there are no amateur developers working on it. His position follows:

Sure, there are OSS projects out there that scare people away: I’m definitely not going to delve into OOo code to scratch my itches, and the same goes for Firefox, Eclipse et al. But I don’t feel the value of such projects diminished at all by the idea that only people with full-time availability will actually be able to deal with the source mammoth. If I really need to draw a line, that would be around the diversity concept: as long as a project is able to catalyze different interest and build communities that foster communication, the Open Source concept is alive and kicking, and it really doesn’t matter much if a project community is focused on corporate strategies rather than individuals’.

Here is the complete post.
Let me just say that I completely agree.